Bollettino per Clement


Luogo: Parigi
Ora inizio: 14:00

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da www.pourclement.org

MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA

Tre anni dopo, non ci arrendiamo!

Sono già tre anni, dal 5 giugno 2013, che il nostro compagno Clement Meric, attivista sindacale e antifascista, è stato assassinato da membri del gruppuscolo neonazista Troisieme Vois. Oggi, dai media e nei discorsi politici la sua morte è ancora presentata come il risultato di una lotta tra bande, ridotta a una notizia e non la si vede come una conseguenza della normalizzazione delle ideologie di estrema destra in ampi settori della società francese. L’attivismo di gruppi neofascisti, i discorsi apertamente razzisti e sessisti diventano la norma… sono solo i sintomi dell’installazione di un sistema autoritario, sessista, razzista e antisociale.

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BanniereComite
da www.pourclement.org

Il 5 giugno 2013, Clement Meric, sindacalista e antifascista, è stato picchiato a morte da un gruppo di estrema destra. In tutta la Francia decine di migliaia di persone sono scese in piazza per mostrare la loro decisa opposizione all’ estrema destra con una speranza: “Mai più”. Dal mondo intero ci sono arrivate testimonianze di sostegno.

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2013-2015: CLEMENT VIVE!

Il 5 giugno 2013 Clement è stato strappato ai suoi familiari, compagn* ed amic* da mano di estrema destra.  Questo attacco non era isolato e fin da subito il Comitè pour Clement ha sottolineato come non si trattasse di un singolo caso, anzi, parte di una lunga serie di attacchi contro le individualità con orientamento sessuale non etero, per origini geografiche non francesi, per la religione o l’opinione politica diversa dalla loro. Istituzioni e stampa sono complici con silenzi, benevolenze o false ricostruzioni degli avvenimenti.

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QUANDO I MEDIA FANNO DEGLI SCOOP… E DIMENTICANO IL LORO DOVERE DI OBIETTIVITÀ

Quasi otto mesi dopo la morte di Clement Meric, i media si lanciano di nuovo su un caso che considerano un fatto di cronaca, giusto per vendere copie.

Dopo il 23 gennaio, vari articoli di stampa hanno pubblicato i risultati dell’autopsia datata 2 gennaio, presentandola come un colpo di scena che ridimensionerebbe il ruolo delle botte ricevute da Clement nel processo che ha portato alla sua morte.

Infatti, Le Figaro titola -ironia della sorte?- Il dubbio sulla sua morte sussiste (sic!); Le Parisien ritiene che “le cause della morte restano sconosciute” e Libération ritiene che le “responsabilità [sono] difficili da stabilire” quando non si è potuto determinare cosa, tra i colpi e la caduta, ne ha causato la morte. Da parte sua, Le Monde suggerisce incidentalmente che lo stato di salute della vittima potrebbe attenuare la responsabilità dei suoi aggressori.

In realtà, questa autopsia conferma chiaramente che i pestaggi ricevuti da Clement costituiscono la causa diretta della sua morte, come dimostrato. Di seguito, le citazioni tratte da alcuni articoli: “Le lesioni traumatiche, che sono i pugni al volto o la caduta a terra, sono direttamente responsabili dell’emorragia meningea” quindi Libération afferma che essa ha causato la morte. E, in ogni caso, gli aggressori sono ugualmente responsabili della caduta -e delle sue possibili conseguenze- e che dei cinque colpi, sono stati i “tre violenti” arrivati al viso che l’hanno provocata. Lo sono tanto moralmente quanto giuridicamente.

Inoltre, la relazione medica, lontana dall’escludere l’uso di un tirapugni come da altri asserito, ritiene che la comparsa di lesioni potrebbe “evocare l’uso di un oggetto metallico.” È solo per il riferimento ai risultati iniziali dei medici legali che gli esperti forensi si rifiutano di confermare con fermezza l’uso di un oggetto contundente, tipo un tirapugni.

Questo uso è attestato anche da varie testimonianze nei rapporti, di cui alcuni lettori come quelli di Le Monde, ignorano completamente l’esistenza.

Il modo in cui l’informazione è scelta e strutturata in titoli sensazionalisti, serve volutamente una tesi che minimizza l’impatto dei colpi contro Clement. Questo atteggiamento responsabilizza politicamente i media.

Riaffermiamo che, da un punto di vista politico, la morte di Clement rimane un crimine fascista la cui responsabilità spetta ad un militante organizzato, all’organizzazione a cui apparteneva e alle politiche che consentono l’esistenza di tali organizzazioni. Quanto a noi, al di là delle peripezie mediatico-giudiziarie, noi continueremo a far vivere la memoria di Clement e continueremo le sue lotte.

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L’estrema destra e le donne: perché Katia Veloso non è incriminata?

L’estrema destra francese è un ambiente numericamente dominato dal maschio bianco e in cui tutto è organizzato per servire gli interessi degli uomini bianchi. Tuttavia, come si trovano, marginalmente, delle minoranze etniche e razziali, che difendono i discorsi razzisti, così ci sono anche donne che difendono discorsi anti-femministi. Rifiutano il diritto delle donne di controllare i propri corpi, protestano contro la contraccezione e il diritto di abortire, promuovono l’eterosessualità obbligatoria e sostengono che gli uomini sono “naturalmente” più legittimati ad occupare posizioni di potere.

Katia Veloso è una di loro. Militante in 3sieme Vois (Terza Via), gruppusculo ufficialmente disciolto dopo la morte di Clement, era presente sul luogo dell’aggressione. Mentre inizialmente era stata accusata di complicità nelle violenze, recentemente ha beneficiato della cancellazione del suo capo d’accusa e, quindi, della sua partecipazione al processo. La giustizia è stata più ferma con Stéphane Calzaghe, che ha visto confermato il suo capo d’accusa, e Samuel Dufour, detenuto. Ma Katia Veloso ha pienamente partecipato all’aggressione e, quindi, all’omicidio di Clement. E’ stata lei che ha chiamato i rinforzi di diversi altri militanti neo-nazisti, in aiuto al suo compagno Esteban Morillo, il principale accusato.

Perchè il suo capo d’accusa è stato annullato?
La spiegazione è duplice: la Veloso paradossalmente ha beneficiato, da una parte, del sessismo dell’estrema destra e della giustizia francese, e, dall’altra parte, della determinazione della giustizia nel depoliticizzare l’omicidio di Clement. Ha tratto profitto dal sessismo dell’estrema destra: come di consueto in ambienti reazionari, i ruoli di uomini e donne sono stati distinti con attenzione. Gli uomini sono passati all’azione, le donne sono rimaste tranquillamente indietro. Una seconda attivista di 3sieme Vois, presente sul luogo, si è spostata docilmente indietro prima dell’aggressione: non è nemmeno stata disturbata dai tribunali. La Veloso non ha riportato nessuna ferita: in qualche modo, è stata preservata dal sessismo che l’ha assegnata alla seconda linea.

Questo è il primo punto: la Veloso non rischia l’accusa di violenze.
Lei ha potuto trarre profitto dal sessismo dell’estrema destra per la condizione convalidata dalla magistratura, che credeva che il suo ruolo fosse insignificante. Ha anche beneficiato del sessismo ordinario delle istituzioni francesi, incapaci di vedere le donne come soggetti politici di pari diritto. Per la giustizia, la Veloso non poteva essere complice: dato che è solo una donna, lei doveva logicamente trovarsi sotto il controllo dei maschi. Essendo donna, è anche intrinsecamente considerata meno pericolosa di un uomo. Soprattutto, la Veloso è saggiamente rimasta nel suo ruolo “femminile”. La giustizia sa davvero punire, e talvolta anche più severamente degi uomini, le donne che “escono dal loro ruolo” e cominciano a combattere: come evidenziato dal recente processo di D., condannata per essersi difesa da un’aggressione sessista e lesbofobica.

Il sessismo istituzionale è il secondo punto: la Veloso non è neanche più accusata di complicità. Il retroscena del sessismo giudiziario è la depoliticizzazione sistematica dell’omicidio di Clement. Il ruolo della Veloso non può essere considerato trascurabile solo in una logica che riduce l’omicidio in base ai colpi che sono stati riportati, negando la dimensione politicamente organizzata dell’aggressione. Questo è il messaggio inviato dalla giustizia, come se le diverse chiamate fatte dalla Veloso agli altri neo-nazisti, notoriamente violenti, non abbiano avuto nulla a che fare con l’omicidio che ne è seguito.

Infine, il terzo passo: l’aggressione politica organizzata è ridotta a pugni dati da uno o due imputati, ad una semplice rissa di strada.
La depoliticizzazione, il ridurre fascisti e antifascisti ad “opposti estremismi” funziona qui a completamento del sessismo, radicalmente reazionario o ordinario. Ciò che i fatti mostrano è che questi due discorsi servono il terreno fascista.

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NOTTI DI RABBIA PIUTTOSTO CHE UN MINUTO DI SILENZIO

Il 6 e 7 giugno, il Comitato per Clement organizza il festival «Les lendemains qui chantent», due serate di musica militante e banchetti di controinformazione che riportano la diversità delle lotte antifasciste. Organizzato nello stesso fine settimana della manifestazione antifascista, è anch’esso uno strumento di commemorazione politica.
Clement, come molt* antifascist*, pensava che le nostre battaglie dovessero investire vari campi: le contro-culture permettono di creare spazi di resistenza, autonomia culturale, spesso più efficaci e pratiche di un trattato o di una conferenza. La musica è uno di quei luoghi che possiamo trasformare in prima linea: perché la morte di Clement per il Bollettino del Comitato per Clement non si spegnerà mai, preferiamo notti di rabbia ai minuti di silenzio.
Se la musica, senza dubbio, aiuta a vivere le nostre lotte, resta il fatto che è più facile e più evidente dedicare un concerto a una causa, un movimento, un’organizzazione anonima. Il principio stesso della commemorazione politica solleva la delicata questione della personalizzazione, e della trasformazione postuma di un compagno in martire.
Non vogliamo sfuggire a questa domanda: ce la poniamo in ogni momento, dalla nascita del Comitato per Clement.
Da un lato, questo festival non ha ovviamente alcun obiettivo di lucro, ma è organizzato come festival di supporto. Se ci sarà benefit, servirà per le nostre battaglie legali direttamente connesse con l’omicidio di Clement.
D’altra parte, il festival non ha alcuna intenzione di limitare il tributo degli amici e amiche e nemmeno di fare di Clement un martire. Il nostro approccio si basa su questa osservazione: non abbiamo scelto di personalizzare Clement.
I media del sistema si sono scatenati per primi, al nostro posto, trasformando la sua morte, con notizie in serie, negando prima di tutto che si trattava di una aggressione fascista. Il segno per tutti e tutte di quanto sia urgente la necessità di (ri)prendere sul serio l’antifascismo. Di conseguenza non possiamo far finta di nulla e lasciare che Clement rimanga l’anonimo libertario che aspirava di essere: sarebbe accettare la depoliticizzazione radicale del suo assassinio, e lasciare che la sua immagine sia spartita tra gli interessi di estrema destra e quelle dei media mainstream, senza intervenire.
Noi non siamo di quelli che si rifiutano di entrare nell’arena; ora il ricordo di Clement è uno, certamente doloroso, ma decisivo.

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Ad un anno dall’omicidio fascista di Clement Meric, il Comité pour Clement pubblica il secondo numero del Bulletin, con la presentazione politica del festival Les lendemains qui chantent, l’invito alla manifestazione del 7 giugno, l’analisi della cancellazione della requisitoria di Katia Veloso e le revisioni mediatiche della seconda relazione dell’autopsia.

 

 

 

Clément come Jean-Baptiste

nel tempo delle ciliege

tu sparisci è troppo triste

abbattuto in quel modo

in questo paese dove

lottavi contro i fascisti

Clément lo siamo troppo

In questo paese dove

Avevi delle idee di troppo

Per quei crani ottusi

Clément Méric è morto

Il tempo delle ciliegie uccide

Non saranno gli sbirri

A dare la caccia

Senza Clément sono triste

Oggi in Francia si uccide

Si dice che i bastardi esistono

Detto in fretta e taciuto in fretta

Pensare è già troppo

Per questi crani ottusi

Il fascismo avrà degli eroi

Ma te non ti vedremo più

Clément come Jean-Baptiste

Nel tempo delle ciliegie

Tu sparisci è troppo triste

Abbattuto in quel modo

In questo paese dove

Lottavi contro i fascisti

In memoriam. A.O.

 

***

Clément comme Jean-Baptiste

au temps des cerises tu

disparais c’est bien triste

comme ça abattu

dans ce pays où tu

combattais les fascistes

Cléments nous le sommes trop

dans ce pays où tu

avais des idées en trop

pour ces crânes obtus

Il est mort Clément Méric

le temps des cerises tue

ce ne sont pas les flics

qui feront la battue

Sans clémence je suis triste

aujourd’hui en France on tue

on dit les salauds existent

aussitôt dit aussitôt tu

Penser est déjà de trop

pour ces crânes obtus

le fascisme aura ses héros

mais toi nous ne te verrons plus

Clément comme Jean-Baptiste

au temps des cerises tu

disparais c’est bien triste

comme ça abattu

dans ce pays où tu

combattais les fascistes

In memoriam. A.O.

 

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Pavlos-Fyssas

” Avevamo tanto sperato che non accadesse mai più … ”
Lettera alla famiglia, agli amici/e e compagni/e di Pavlos.

Oggi, per la seconda volta in tre mesi, l’intero movimento antifascista è in lutto. Pavlos Fyssas, alias Killah P., rapper e militante anticapitalista e antifascista, è stato attaccato la scorsa notte – mercoledì 18 settembre 2013, pochi minuti dopo la mezzanotte – da un gruppo di una decina di neonazisti. Tra loro c’era almeno un membro di Alba Dorata, che l’ha pugnalato tre volte in pieno petto. Pavlos è deceduto in ospedale per le lesioni subite, nelle prime ore del giorno.

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solidarietàMOBILITAZIONE PER CLEMENT. LA SOLIDARIETA’ E’ UN’ARMA

L’omicidio di Clément ha scatenato una grande ondata di proteste, supporto, manifestazioni e omaggi tanto in Francia come all’estero, su cui conviene soffermarsi. L’idea non è quella di fornire un resoconto esaustivo, visto che le espressioni di solidarietà sono state numerose e variegate, ma piuttosto di tornare sugli eventi più importanti che hanno caratterizzato le settimane dopo la morte del nostro compagno. Dal giorno dopo il fatto, sia a Parigi che in provincia si sono svolti dei presidi, e dei compagni di Madrid hanno organizzato una manifestazione per il fine settimana successivo.

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